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Muss es sein? Es muss sein!

Ancora una volta le situazioni mi stupiscono.

Come una banale spiegazione sui verbi ESSERE e AVERE possa trasformarsi in discorso esistenziale.

Più ci ragiono, più vado in crisi.

Dico: “Oggi studieremo i verbi essere e avere.”

Bambina, occhi verdi, bocca a cuore, sussurra alla vicina: “Meglio Avere che essere. Io voglio tante cose.”

La vicina mi guarda costernata. 

L’allibita, però, come spesso accade, sono io.

Se vi chiedete cosa possa averle detto, devo deludere. Non ho detto nulla. Non subito. Non mi sento di condannarla,  nè forse condanno il contesto in cui è nata l’idea.

Poi, guardandola di sfuggita, ho sussurrato: “Non è una questione di essere e avere. Capirai che l’essere è sempre importante. Capirai.”

Poi ho pensato tanto.

Possibile che anni di consumismo abbiano plasmato le menti fino a far credere che chi non possieda non sia?

Che cosa voglia dire essere, poi, è una questione che mi pongo da tempo.

Essere qualcuno? Essere se stessi? Essere veri o falsi? Chi può dire chi sia e chi no.

La differenza labile, inoltre, che intercorre tra l’essere e il sembrare complica visibilmente le cose. Il mondo virtuale in cui siamo immersi amplifica la dimensione dell’apparire. Ma non mi sento di dire che sia tutto falso.

“Io sono quel che sembro, io sembro quel che sono”. Quadra, no?

Spesso anche le parole più profonde e sincere possono tradire la nostra vera essenza.

Che è fatta di tutto, che abbraccia il Nulla.

Essere, come Essere se stessi? O essere come qualcosa fuori da noi?

Essere come possibilità, diceva Kant.

Ma Sartre ribatte, dall’altra, come pure il Nulla sia una possibilità.

Tutti questi pensieri attraversano veloci le sinapsi, non lasciando tregua, mentre occhi verdi bocca a cuore continua a sorridere, certa che l’unica possibilità sia quella di accumulare oggetti, per raggiungere la felicità.

Forse ha ragione lei.

A pochi pensieri corrisponde la Felicità.

Ma una Felicità povera. In cui avere molto inaridisce visibilmente.

“Adesso però, riprendiamo, che tra poco suonerà la campanella”.

Spero si ricorderà di me.

Tutto quello che all’inizio si rivela infinitamente leggero, finisce per diventare molto pesante. (cit.)

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