Paura / – piuttosto – del mio non aver paura, / io, perso nella foresta? (G. Caproni, Tra parentesi)

Ci sono giorni in cui tutto appare possibile. Altri, meno.

Oggi mi decido ad affrontare un argomento delicato con i miei bambini, che hanno nove anni, sì, ma una vita interiore spesso più articolata della mia.

Mi complico l’esistenza. Invece di iniziare dal “racconto di paura”, spettri, fantasmi, ombre, scelgo la via difficile. La mia preferita.

Che cos’è per voi, la paura?

Che cos’è la P a u r a.

Nutro un piccolo intimo timore a sentire le risposte, allora le affido alla scrittura dicendo: “Fidatevi, sarò la custode dei vostri segreti”.

Lei è seduta davanti a me, mi guarda. Dice “sei un genio”.

Lei che dovrebbe avere paura di tutto, invece sembra persino felice.

Torno a casa.

Inizio a leggere.

Ho paura di…

E via con una carrellata di oggetti, animali, entità misteriose.

Su cui troneggia la Morte.

Come fai a parlare di Morte quando qualcuno la conosce già da vicino?

Continuo a leggere e scopro che molti hanno paura della solitudine, della violazione dei propri segreti, delle proprie case. Leggo e mi chiedo cosa sia per me, la Paura.

La paura è soprattutto la paralisi del pensiero, la spinta all’inazione.

Le mie paure di bambina si riflettono nelle loro, ma sono diventate adulte.

La paura peggiore è quella di perdere. Perdere il pensiero, la parola, le persone. Perdere se stessi.

Perdersi nella superficialità e non riconoscersi più.

In questa stanza tiepida e serale capire che in fondo, a far paura, non è che la paura stessa.

Se non ci dovessimo pensare, sarebbe tutto più facile. Tutto possibile.

Mi rivedo davanti i piccoli scrittori, un po’ sorrido dei loro volti impacciati che riflettono sulla paura e che, a volte, non riescono a cavare altro che camion e galline.

Camion e galline. Bello.

Sospiro e mi rivedo “custode dei segreti”.

Dai bambini si impara tantissimo.

Anche a non avere paura della paura.

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