Quando si dice la casualità.

Tra i nati del 3 febbraio, l’occhio mi cade su un nome.

Marziano Guglielminetti.

Un personaggio, nel vero senso della parola. Professore, critico letterario, saggista e molto altro.

Per me, un Maestro.

“Togliti pure quella faccia da vittima”, mi disse, ad un esame, scrutando il mio viso tra gli astanti.

“E’ l’unica che ho”. Risposi, d’istinto.

Silenzio.

La risposta gli piacque. E l’esame, tra le altre cose, andò molto bene.

Tirai fuori la carta vincente dell’interpretazione del Singleton su Dante e Cristo. 1000 punti.

Quel 2003 fu l’inizio di un’esperienza che salvo nella “mitologia” della mia esistenza, tanto che spesso, se ripenso a parole e cose di quel periodo mi chiedo se siano state mai reali.

Quindi mi laureai, con quell'”amor di tesi” su Caproni e Dante che generò in lui una buona impressione. Mi fece anche il “regalo” di usare quel suo “acheropita”, in versione terrestre ed umana (“cheropita”, appunto), del titolo dei saggi danteschi che aveva riunito nel 2003.

Quando mi richiamò, il mese dopo, non potevo crederci.

Da “imbranatella forte” ero diventata “sveglia”, qualità per lui fondamentale.

Un uomo dalle mille sfaccettature. Attivo ed attento ad ogni mutare della critica e dell’attualità, di Lui mi piaceva il continuo variare di periodi ed autori, il mai fossilizzarsi su un solo filone letterario. Entusiasta delle novità, con un occhio sempre vigile alla Tradizione.

Da Dante a Petrarca, dal Barocco al Novecento. Era esperto e curioso di tutto.

Mi univa a lui un sentimento di profonda stima e un po’ di paura, unita ad un gran divertimento.

Porto con me le sue frasi, spesso lapidarie, come frammenti di un libro che è parte della mia vita, di quegli anni.

In cui tutto sembrava possibile. In cui tutto, forse, lo era.

Sono troppi i ricordi di quei giorni per poterli riunire tutti, tra l’istituzionale ed il faceto. Ho imparato che la Letteratura non è mai un fatto scontato, che richiede preparazione ferrea e grande impegno, ma può annidarsi ovunque.

Uno spirito vivace, un vero Maestro, morto prematuramente.

Ma mi sembra di vederlo ancora oggi, aggirarsi tra i meandri della mia memoria, con lo sguardo azzurro e brillante di un gatto, animale tanto amato, che mi sorride, beffardo.

“Manuela, sono un po’ come la Primula Rossa. Tutti mi rincorrono, nessuno mi prende” mi disse una volta, in una delle “rincorse” dovute alla sua scarsa reperibilità.

“Ho ancora tanto da fare, da dire…”

Buon compleanno, Professore.

Annunci