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Ci sono certi luoghi della mia anima che assomigliano a questa notte polare.

Puri, cristallini, ma segreti, irraggiungibili.

Insidiosi, nelle crepe del ghiaccio, si nascondono ombre che fanno paura. Viste alla luce del sole sarebbero piccole cose. Ma gli inverni interiori spesso scavano più in profondità di quanto crediamo.

E’ profondità inconsapevole, al limite tra il reale e l’irreale.

E’ fredda, ma brucia.

Inverni come interni inferni, dunque? Può essere. O soltanto luoghi di solitudine interiore dove si rifugia il nostro Personaggio, stanco di mostrare e di-mostrare.

Perdiamo l’esistenza a vivere come vorremmo, dimenticando che sarebbe facile essere soltanto noi stessi.

Noi fuoco, noi ghiaccio.

Affrontiamo il tempo come un lunghissimo sabato della vita. E se ci aspetta, come un passo di Kafkiana memoria, “un bel lunedì”, spesso la nostra esistenza è permeata di domeniche infinitamente piccole, destinate a non passare mai.

Ci lasciamo gelare dalle speranze illusorie, mentre sarebbe così facile scaldarsi al tepore del Reale.

Siamo ghiaccio, siamo fuoco.

Come questa notte, di neve fuori e di Luna. Polare.

Di caldo, dentro, di buio.

Di fragili attese. Di domani.

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