Che sarà della neve / che sarà di noi? Andrea Zanzotto

Sì, ancora la neve.

Guardo fuori dalla finestra e un paesaggio invernale, a cui paradossalmente non ero più abituata, si profila, possente, davanti al mio sguardo.

Osservo l’incanto bianco e rilevo come solo ventiquattro ore abbiano cambiato lo scenario consueto, trasformandolo radicalmente.

Tutto è ancora lì, sotto, ma non sembra tale.

I fiocchi scendono con vortici sempre diversi – ogni fiocco ha la sua storia, la sua forma – come una folla allegra (o “disperata”?) si rincorre, disperdendosi, ondeggiando. Fino ad aver posa, inesorabile.

Assomigliano un po’ ai miei pensieri. Alle nostre vite.

Nascono, ondeggiano, si lasciano trasportare dal vento, ognuno la sua folata, si disperdono. Si esauriscono.

Oggi ho camminato. La neve lambiva il mio corpo e i miei pensieri.

L’inverno non mi appartiene, o, meglio, mi assomiglia spesso così tanto da non volerlo vicino.

Pensieri in bufera. Bufera di fiocchi – vite che disperdevano la loro voce.

Creando un silenzio perfetto.

Che sarà della neve / che sarà di noi?

…Detto alla neve” Non mi abbandonerai mai, vero?”

Continuo ad osservare la neve, la sento vicina. Affronto anche gli inverni interiori lasciando la mia impronta. Sapendo che verrà ricoperta, mi tempro, affronto il freddo. Ci conosciamo.

Un morbido scavo interiore che cela la sua durezza. Ecco, sono arrivata.

Per fortuna, non sola.

Affrontare la possibilità di essere “segno senza significato”, se gli cammino accanto, mi sembra meno terribile, meno reale.

Lascio l’inverno all’esterno, riscaldando il mio.

Annunci