La Memoria è fondamentale. La memoria può distruggere. La Memoria può salvare.

Il 27 gennaio ricorre il Giorno della Memoria. Tuttavia, spesso, mi chiedo quanto sentiamo vicino, nella vita quotidiana, il peso della Memoria Storica, quanta consapevolezza ci sia.

Il giorno della Memoria non è ricordarsi di Anna Frank esclusivamente il 27 gennaio, non è soltanto leggere, magari anche con la dovuta compostezza e commozione, “Se questo è un uomo” di Primo Levi. E’ anche questo, ma non può essere solo questo.

Il giorno della Memoria è ogni giorno in cui lottiamo perchè la violenza, l’odio e la cieca ignoranza non abbiano la meglio sulla nostra vita, sul nostro modo di pensare, di essere. Ogni momento in cui si difenda L’Uomo e la Libertà.

Il Giorno della Memoria, per me, oggi, è Giovanni.

Giovanni è, è stato – purtroppo – un uomo della mia terra, un muratore dalla fibra forte. Un uomo che ho conosciuto tardi, da vicino. Affascinante anche ad ottant’anni.

Nei suoi occhi, tuttavia, a volte scendeva un velo di tristezza.

Ecco, nella sua vita, l’ombra, credo sempre presente, in fondo al cuore e alla memoria, della deportazione.

Era stato internato in Germania, in un campo satellite di Dachau, dopo l’8 settembre 1943. Era un alpino, in servizio di leva.

Non amava parlare del campo di concentramento. Chi l’ha conosciuto bene dice che quando iniziava a raccontare, subito il fiume dei ricordi era soffocato dal pianto. Troppa fatica, troppo orrore.

Era stato torturato. Gli avevano tolto tutte le unghie. Lo avevano malmenato, picchiato e costretto ai lavori più onerosi.

Ciò che traspariva in modo più nitido dalle sue narrazioni era la sensazione di un freddo totale, paralizzante. Un gelo da cui aveva dovuto difendersi, che, per sempre, lo aveva segnato. Il suo più profondo rammarico era stato quello di aver dovuto tagliare a pezzi il suo cappello da alpino per avvolgersi i piedi, affinchè non congelassero.

Mai l’esercito Italiano gliene fornì un altro. Suo genero, anni dopo, ne acquistò uno nuovo, glielo regalò, ma certo, non era la stessa cosa.

Tuttavia, quell’uomo che aveva subito così orrende mutilazioni, che aveva sofferto il freddo e la fame, era rimasto un uomo mite. Quasi come se il fatto di essere sopravvissuto gli avesse concesso una possibilità unica, nuova, che non voleva sciupare in ulteriore dolore.

Era un uomo forte, che amava scherzare e divertirsi. Era esperto nell’arte della salumeria.

Era un uomo la cui giovinezza aveva la macchia di una Storia infame.

Lo ricordo così, oggi. Perchè, per poco, anche io gli ho voluto bene.

Lo ricordo perchè lui ha saputo ricominciare a vivere anche dopo tale dramma.

Nel 2010, in Prefettura, a Cuneo, gli è stata consegnata un’onorificenza al valore militare e civile.

C’era tutta la sua famiglia, a festeggiare questa occasione speciale. C’erano tutti, ma non lui.

Giovanni è morto nell’ottobre del 2006.

Sono sicura ne sarebbe stato orgoglioso.

Spesso la Memoria è tardiva. Cerca di rimediare agli sbagli della Storia, ma arriva dopo.

Tuttavia non dobbiamo arrenderci, dobbiamo sforzarci di ricordare perchè certi orrori non si ripetano.

Ciao Giovanni.

Forse ti saluto solo ora veramente.

Annunci