Si vede come si vuol vedere, ed è questa falsità che costituisce l’arte. Édouard Manet

Mi capita spesso di sognare. E non sono mai piccoli sogni, sono grandi. Sogni bohémien, soprattutto.

Li faccio da anni, ormai.

Mi raffigurano un po’ svagata,  interessante, interessata. Sogni da intelligenza arguta e bavero alzato, s’intende.

Sogni che sono Rive Gauche, poesia, materia eterea di una realtà parallela.

Parallela, sì, ma non necessariamente falsa. I sogni bohémien non siamo realmente noi, ma resta il fatto che sono in noi.

Sono la maestra cattiva, io, che in un mio sogno bohémien, ho sempre sognato di essere una “cattiva maestra”.

Sono l’inconcludente, quando, in un altro sogno bohémien, avrei voluto essere l’indecente, o al minimo, l’impertinente.

Sono la non azione, mentre la mia mente si dibatte in dinamiche velocissime.(Una mente avanguardistica in una volontà kierkegaardiana.)

Da ragazzina, invece, mi sentivo una poetessa, così svagata, coi capelli al vento. Ero solo spettinata. Poi, ho acquisito una bella capigliatura, mai perdendo di vista la poesia. Non mi credo più una poetessa, ma non ho smesso di sognare bohémien.

Sono. Tutte queste cose. E sogno, per continuare ad esserle.

E voi? Avete sogni bohémien?

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