Certe volte penso che la vita non sia stata esattamente come me l’ero immaginata. Non è una considerazione sempre negativa, tuttavia credo che non sempre i progetti che facciamo da bambini, o da adolescenti, si realizzino come li avevamo disegnati nella nostra mente. Quasi mai, anzi.

Succede un po’ come quando, in un cielo terso, appaiono le nuvole. O quando, in altro, irrimediabilmente nero, si diradano all’improvviso.

Sembra che parlino di noi. Corrono, trasportano pensieri e storie. Si disperdono, come le persone e i legami. Ritornano, come a ricordarci quel sogno che, da tanto, non sognavamo più.

Non fanno grandi progetti. Il loro, però, non è un movimento irresponsabile. Anche nell’apparente non-senso sta la loro logica.

Non hanno classe nè un solo colore. Si uniscono democraticamente e, spesso, si azzuffano lasciandoci piogge e tempeste.

A volte mi fermo e ne seguo il fluire, lento o rapidissimo. Mi raccontano le loro vicende.

Lo farebbero a tutti, se sapessimo ascoltarle.

Ma, a volte, siamo troppo presi nei nostri piani, troppo legati alla superficie.

Spesso penso che vorrei essere diversa da come sono.

Come le nuvole, che si dissolvono e ritornano, mai uguali a se stesse. E sempre tali.

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