“Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”. Kant non va più di moda, purtroppo.
Senza troppa retorica, lo vediamo nei capitani che abbandonano la nave, nei politici che abitano case che non hanno pagato loro, nei ragazzi di scuola che studiano poco, nei loro professori che li promuoveranno ugualmente. Perfino quest’inverno sembra aver dimenticato ogni morale, seducendoci  con un tepore innaturale, per poi sferzarci, all’improvviso, con il gelo più severo.
Viviamo in un mondo fatto di “incomprensioni”, nel senso di comprensioni mancate, viziate nella forma, cosicché i limiti tra il dire e il fare si allontanano pericolosamente, già come, in modo infausto direi, si confondono il bene e il male.
Non diamo giudizi. Esistono ormai più realtà in cui tutto è giustificabile. La linearità è soltanto la piccolissima parte di una grande curva, e ognuno ha imparato a gestirla da sé.
Laddove l’imperativo categorico è diventato “Io devo salvarmi la pelle”  ci trasformiamo spesso in pedine di un gioco troppo complesso per noi, dove errare è umano e il perseverare lo è ancora di più.
Esistono le eccezioni, fortunatamente.
Anne Frank, nel suo Diario, diceva: “Non penso a tutta la miseria, ma alla bellezza che rimane ancora”.
Vediamola così.

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